Questa me la dedico.
Lentamente muore
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.
(P. Neruda)
Mi ero promessa di non dormire più il pomeriggio. Il tempo perso a dormire è tempo perso. Ma ancora una volta ho ceduto. Per fortuna, questa volta sono stati solo tre quarti d’ora invece che tre ore.
A svegliarmi è stato il vagito di un bambino. Ho aperto gli occhi ed ho trovato mia madre che ne stringeva uno in braccio. “Opperbacco”, ho pensato “Avrò dormito così tanto che nel frattempo mia madre mi ha sfornato un marmocchietto?”.
Nel frattempo, il bagarozzo continuava ad urlarmi in faccia mentre mia madre ripeteva:”Guardalo! Ma non è carino?”.
“Sì, carino… ma mettigli una museruola, piuttosto! E poi chi è? Vabbè, che con questa pioggia è venuto giù l’impossibile… ma non si saranno mica messi a piovere bambini (it’s raining children… alleluja… it’s raining children!) ?”.
Lei: “Ma no, è il figlio di Pinca Pallina!”.
“Uazz… interessante… e chi sarebbe Pinca Pallina?”.
Lei: “Ma come… Pinca Pallina… non te la ricordi… la figlia di Tizia e Caia!”
“Uhmmm?”.
Morale della favola: ho tanti di quei parenti che non riesco a ricordarli tutti… ed alcuni non li ho neanche mai visti.
Conclusioni: è traumatico essere svegliati da un bimbo che urla. Ecco perché c’è troppa gente esaurita in giro.
Conclusioni aggiuntive: la giusta punizione per aver ceduto alla mia accidia ed essermi addormentata.
E poi… stavo pure facendo un sogno interessante. Uff.
Sono nella fase di rincoglionimento post-alcol. Ho sognato un sacco di cose stanotte… che non riesco a capire che cosa sia accaduto davvero e cosa no. Mi capita spesso di far confusione tra sogni e realtà. Sarà che non sto mai con i piedi inchiodati al suolo. Ad eccezione di quando ballo. TERRIBILE.
Mi scoccia andare a pranzo e sentirmi dire: maacheoraseitornataieri? Maacheoratiseisvegliata? Chefacciachehai! Nonavrestidovutostudiarestamattina?
OHHHHHHHH! Ecco!
Volevo scrivere di un argomento semi-serio stamattina… ma lo farò appena torno in grado di intendere e di volere… sperando di non essermi dimenticata, nel frattempo, quello che ho intenzione di scrivere.
Oggi ha prevalso la mia accidia… ma tutto sommato è stata una giornata R I L A S S A N T E.
Ho il cervello disconnesso… in una sorta di stand-by limbico. Dunque, tacitamente TACCIO.
Stamattina mi godevo il mio paio d’ore “d’aria” in libreria. Con solo 10 tristissimi euri nel portafogli. Fatto sta che vedo un libro. “L’elogio della lentezza”. L’ho letto tempo fa… ma non l’ho mai avuto. Troppo per le mie tasche, soprattutto in quel momento. Mi lamento un po’ per il fatto che non ci sto dentro con i soldi per non riuscire a comprarlo… e leggo, COME SEMPRE, la poesia che fa da introduzione al libro.
E’ l’ennesima volta che la leggo e la rileggo. Mi fa sempre lo stesso effetto.
ISTANTI
Se io potessi vivere un'altra volta la mia vita
nella prossima cercherei di fare più errori
non cercherei di essere tanto perfetto, mi negherei di più,
sarei meno serio di quanto sono stato, difatti prenderei
pochissime cose sul serio.
Sarei meno igienico,
correrei più rischi, farei più viaggi, guarderei più
tramonti, salirei più montagne, nuoterei più fiumi,
andrei in più posti dove mai sono andato, mangerei più
gelati e meno fave, avrei più problemi reali e
meno immaginari.
Io sono stato una di quelle persone che ha vissuto sensatamente e
precisamente ogni minuto della sua vita; certo che ho avuto
momenti di gioia ma se potessi tornare indietro cercherei
di avere soltanto buoni momenti. Nel caso non lo sappiate,
di quello è fatta la vita, solo di momenti;
non ti perdere l'oggi.
Io ero uno di quelli che mai andava in nessun posto senza
un termometro, una borsa d'acqua calda, un ombrello
e un paracadute; se potessi vivere di nuovo
comincerei ad andare scalzo all'inizio della primavera
e continuerei così fino alla fine dell'autunno.
Farei più giri nella carrozzella, guarderei più albe
e giocherei di più con i bambini,
se avessi un'altra volta la vita davanti.
Ma guardate, ho 85 anni e so che sto morendo.
Opperbacco! Ma per quale motivo qualunque blog io apra... finisce che parla d'amore? Sarà la sfiga di chi di amore non vuole proprio più sentirne parlare... o cosa? Il mondo è innamorato, sarà questo. Che poi sia innamorato dell'amore o di una persona... quelle sono sottigliezze.
Amo dare libero sfogo alla rabbia che mi esplode nel petto. Stamattina ho urlato così tanto che ho mal di gola. Eppure adesso mi sento meravigliosamente bene. Altro che ghiandole surrenali ipertrofiche (scusatemi, sono sempre i postumi di quel maledetto libro di Anatomia!)… Esternare le incazzature serve… e come!
Peccato, che tutte le scosse di assestamento della mia vita in questo momento mi stiano facendo perdere l’unica cosa che ADESSO meriterebbe tutta la mia attenzione… e cioè… studiare!
Qua finisce che tra trent’anni sarò ancora una studentessa universitaria triste e solitaria nella sua stanzetta umida che ripassa bene la lezione di anatomia (ok, mi sto vergognando per la mia ispirazione bibliografica!).
Ma mi chiedo (pensierino della sera)… invece di fare un corso in tre libri da mille pagine… non sarebbe stato meglio farlo in tre supposte?